Storia dell'alpinismo in Val Badia e Alta Badia
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| Gli albori dell’alpinismo in Val Badia |
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L’uomo un tempo aveva paura di montagne degli alti picchi rocciosi. Riteneva fossero dimora di spiriti, e dei demoni. Le prime conquiste di montagne a noi note furono la traversata delle Alpi da parte di Annibale nell’anno 218 avanti Cristo; egli arrivò ad una quota di circa 2900 metri. Inoltre l’imperatore Costantino nell’anno 385 dopo Cristo scalò la prima volta durante un pellegrinaggio il monte Sinai. Da quando il professore e geologo svizzero Benedict de Saussure nell’anno 1787 con una spedizione conquistò il Monte Bianco, incominciò piano piano l’era delle conquiste di tutte le cime delle Alpi, fino ad arrivare nelle Dolomiti. Circa duecento anni fa, in Val Badia, come in tutte le valli dolomitiche, si andava già in montagna. Per lo più erano pastori che rincorrevano i propri greggi, o cacciatori che salivano le cime più alte per cacciare camosci e marmotte. Con l’arrivo dei primi “Signori, Conti e Baroni” dall’Inghilterra Germania e Austria, ebbero inizio le prime ascensioni alpiniste documentate. Questi signori si avvalsero inizialmente dell’esperienza di pastori e cacciatori per conquistare le cime più ardite e più belle. Fu il mineralogo-geologo francese Tancréde de Dolomieu a scoprire nel 1788 la roccia che compone la maggior parte dei nostri monti, che furono chiamati “Dolomiti”. Gli attrezzi dei pionieri alpinisti erano alla buona, molto rudimentali e non erano affatto adatte a queste ascensioni. Il vestiario era goffo: si usavano capelli e sciarpe di lana, stivali. Usavano bastoni molto lunghi con puntale metallico, corde di canapa per assicurarsi e zaini molto mal fatti e voluminosi per contenere in particolare alimenti. L’equipaggiamento era ingombrante, limitava i movimenti, e gli attrezzi non erano lavorati bene e non andavano bene per ascensioni lunghe e impegnative. Col tempo si studiarono nuove tecniche, l’abbigliamento subirono notevoli trasformazioni e miglioramenti. I pantaloni pesanti e lunghi di lana o di fustagno, gli scarponi chiodati, le corde di canapa, le prime fattispecie di ramponi ecc. sono ormai un ricordo dei “vecchi”. Il progresso della tecnica, dei materiali e dell’alimentazione ha permesso di rendere possibile quello che cento o cinquanta anni fa era impossibile o molto difficile. La scala delle difficoltà si è un po’ addomesticata. Le prime guide accompagnavano i pionieri fino poco sotto la vetta, concedendo poi al signore pagante l’onore degli ultimi passi verso la cima. Anche i migliori alpinisti usarono inizialmente le guide locali, soprattutto per conoscere la montagna e imparare la tecnica di salita. Ma ben presto si resero indipendenti incominciando a scalare da soli. Il 12 agosto del 1802 è stata una data significativa per l’alpinismo dolomitico. Il cappellano don Giuseppe Terza di Pieve di Livinallongo, nativo di La Valle in Badia, assieme a quattro valligiani tentarono la scalata della Marmolada. Terza morí, scivolando in un crepaccio, e solo i compagni fecero ritorno in paese. La notizia fece molto scalpore in vallata. Sappiamo che i primi salitori di parecchie cime del nostro comprensorio e del Gruppo del Sella furono dei cacciatori locali, ma di questi non sappiamo né nomi ne quando. Possiamo pertanto citare, a titolo di esempio, alcune cosi dette “prime” dell’era alpinistica dolomitica; nel 1886 F. Gerstäcker sul Sass dla Crusc, per la forcella, dove poi è stata attrezzata una via ferrata; nel 1885 A. Posselt-Csorich sulla cima del Putia nel 1887 Posselt Czorich Gerstäcker e Ploner sulla Piza dales Diesc nel 1881 Piza dles Conturines da Grünwald e S. Siorpaes nel 1883 la cima La Varella da Purtscheller nel 1887 L. Bernard e W. Meuser Grande Piz da Cir nel 1880 Josef Alton al Sass Pordoi (dove trovó giá una croce in legno) nel 1872 Josef e Johann Alton la Cima Pisciadú nel 1894 Merz Benesc e Schmitt il Dënt de Mezdí nel 1894 Sass dales Diesc (Gruppo del Sella) Moser, Merz e Schuster nel 1903 L. Heiss (solitaria) Torre del Pisciadú nel 1864 Paul Grohman e Giuseppe Irschara conquistarono il Piz Boé, constatando che precedentemente pastori o cacciatori avevano già lasciato un segno; (Weilemann e Bernardi) Dobbiamo inoltre citare l’esplorazione sistematica del Gruppo del Sella effettuata da Giovanni Battista e Giuseppe Alton tra il 1870 e il 1890. La cima del Sassongher, invece si presume essere stata conquistata da pastori locali, nel 1900 viene scalata per la prima volta la parete Sud del Sassongher da G. Kostner.
| I pionieri dell’alpinismo in Val Badia |
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I pionieri dell’alpinismo in valle non potevano essere altro che guide alpine locali, profondi conoscitori della loro montagna e delle tecniche a quel tempo usate. Il primo grande noto alpinista e documentatore dell’alpinismo in Val Badia fù senz’altro il Prof. Gian Battista Alton nato a Colfosco nel 1845 (+1900 a Rovereto). Altro grande alpinista badiota fù Franz Kostner di Corvara. Franz Kostner nacque a Corvara nel 1877. Figlio di un contadino rimase orfano di padre all’età di 8 anni. Da giovane imparò da suo fratello il lavoro da falegname e nel 1897 ottenne il brevetto di guida alpina. Nel 1898 entrò a far parte dei Kaiserjäger, le truppe alpine austriache, dove nel 1900 venne promosso a sergente. Nel 1902 partì con una spedizione tedesca, guidata dal Prof. Merzbacher, per il Caucaso. Nel 1907 per un’altra spedizione con lo stesso Prof. Merzbacher, su ordine del principe Arnolfo di Baviera, per il Turkestan. Dopo le spedizioni in Asia divenne proprietario dell’albergo Posta a Corvara dove tutt’ora si vedono i trofei di caccia abbattuti durante le trasferte in Turkestan. Egli continuò ad esercitare i mestieri di oste e guida alpina e venne considerato un pioniere turistico per la vallata. Tuttora sulle cime attorno a Corvara ci sono vie di prima ascensione che portano il nome di F. Kostner. Durante la I guerra mondiale come maggiore del battaglione Marebbe dei “Kaiserjäger-Standschützen” comandò il fronte “Cherz – Col di Lana”. Un altro grande alpinista della Val Badia fu Adang Giuseppe, agricoltore di Badia, nato nell’anno 1867. Egli effettuó diverse prime ascensioni in Svizzera, Austria e anche sul Gran Sasso d’Italia. Con alcuni suoi amici-guide Rudiferia e Bernardi e un turista del Mähren, aprí nel 1901 una via molto difficile sulla grande cima del Gruppo del Cir, via che poi venne denominata con il suo nome “ camino Adang”. Con il barone Karl von Freitag von Loringhofen, suo grande cliente, fece delle prime ascensioni sul Ciampac, e sulle cime dell’Antersasc. Kostner Giuseppe nato nell’anno 1872, fratello di Franz Kostner, e oste dal 1912 a Colfosco, esercitava pure il mestiere di guida a quel tempo. Il proprio diploma da guida lo ebbe nel 1893, così poté salire con alpinisti sulle pareti delle Dolomiti dell’Ortles in Svizzera, sul Grossglockner e anche nel Caucaso. Era molto cercato come guida, per la sua grande esperienza. Amore e rispetto per le montagne li ha insegnati non solo a suo fratello Franz, ma anche a suo figlio Cesco. Kostner Cesco nato nel 1905 era molto stimato per la sua abilità e la sua tecnica. Anche come sciatore si fece un buon nome. Egli è stato il primo ladino ad entrare nella squadra nazionale di sci. Nel 1936 vinse la gara “Direttissima” sulla Marmolada, e nella classifica finale di Coppa Europa del 1933 ebbe fortuna, e si classificò al 3. posto. Il diploma nazionale di maestro di sci porta il numero 10. Nella zona di Marebbe l’unica guida conosciuta fù Kastlunger Franz (1894-1957), e poi suo figlio Erich, titolare di una prima ascensione sulla Piza dales Nü. Pescosta Pire oste di Pecei a Colfosco accompagnava specialmente alpinisti del club alpino di Bamberg per le montagne del gruppo del Sella. Conosciute guide che esercitavano la propria attivitá furono: Mersa Giuseppe, Pescosta Pire, Mutschlechner Oskar, Mersa Giovanni, Mersa Vigilio, Posch Vijio Kostner Germano, Sigismondi Andrea, Costa Pietro, Pescosta Paolo ecc. Negli anni 20 Antonio Berti, accademico del C.A.I. scrisse diverse guide e libri sulle Dolomiti. Nel 1928 pubblicò la guida sulle Dolomiti orientali, con diverse descrizioni di sentieri e scalate della Val Badia. Da ricordare anche i fratelli Bruno e Ettore Castiglioni, che assieme al Berti hanno effettuato diverse prime ascensioni.
Il Signor Giacomo Kastlunger, da Rön, carpentiere di mestiere, su ordine del D.Ö.A.V. sezione Bamberg, nel 1893-1894 costruì il rifugio Boè, che poi venne dedicato alla sezione di Bamberg. Sui muri di una costruzione già iniziata nel 1895 Giacomo Kastlunger costruì negli anni 1902-1903, sempre su ordinazione della sezione di Bamberg il rifugio Pisciadú. Era un piccolo rifugio con 10 posti letto. I materiali per la costruzione dei rifugi venivano portati a monte con ingegni da lui inventati. Jakob Kastlunger è morto a 48 anni nella Frazione Lapoza a Colfosco, da una forte infezione ai reni. All’inizio il rifugio funzionava senza una sorveglianza o gestione. La chiave del rifugio la si doveva ritirare in paese al Colfosco Corvara o al Passo Gardena. Anche se la regola diceva che la chiave doveva essere restituita al massimo dopo due giorni tutti ne facevano l’uso che volevano. Così facendo ben presto il rifugio incominciò a funzionare male, gli escursionisti sporcavano e non pagavano quello che consumavano. Così venne affidato la gestione del rifugio “Masores di Pisciadú” al gestore del Rifugio Boé in contemporanea. Si trattava della guida di Corvara Sepl Rungger. All’inizio degli anni 30 fino all’anno 1937 il rifugio venne affidato alla guida alpina di La Villa, Sorarú Giustino, da Verda. Dal 1938 fino agli anni 1940 - 1941, il gestore fu Pietro Pescollderungg di La Villa. Allo scoppio della II guerra mondiale il rifugio venne semidistrutto. Nel 1946 la sezione del C.A.I. di Bologna che poteva intraprendere lavori di ampliamento disponendo di un’elargizione della famiglia Cavazza al cui figlio Franco, ufficiale degli alpini caduto sul fronte Greco-Albanese, è tuttora intitolato il rifugio. Dopo la seconda guerra il rifugio venne terminato e affidato in gestione alla guida alpina di Colfosco Germano Kostner. Nel 1962 assieme agli alpini incominciò a fare il primo tratto della via ferrata, la via venne poi completata nel 1968 e denominata alla Brigata Tridentina. Dal 1980 il gestore è Costa Renato di La Villa. Il rifugio Boé fu affidato a Rungger Sepl detto anche il Fascian (moglie). Nel 1907-1908 venne ampliato notevolmente. Dopo la I Guerra Mondiale passò alla SAT “Società Alpinistica Trentina” che lo gestisce tuttora. Nel 1889, la comunità di Colfosco, assieme al Prof. Alton incominciarono la costruzione del rifugio Puez, tutt’oggi metà di numerose escursioni. All’inizio ci fù una semplice baracca, Nel 1903 fu poi costruito un vero e proprio rifugio sulla base del precedente ricovero. Alla fine della Guerra venne tolto alla sezione della Ladinia e affidato alla sezione del C.A.I. di Bolzano. Nel 1913, Franz Kostner, in collaborazione con l’Alpenverein Bamberg, cominciò a costruire il rifugio sotto il Vallon nel gruppo del Sella, a quota 2550. Al finanziamento provvedeva l’Alpenverein Bamberg (Germania). Esso doveva avere lo scopo di appoggio per gli escursionisti da e per la cima Boé e per i rocciatori che amavano scalare le cime del Vallon e del Piz da Lec. L’opera venne però interrotta per lo scoppio della prima Guerra Mondiale nel 1914. Così le mura divennero un rudere. Nel 1988 il rifugio venne ricostruito al Vallon da parte del figlio Erich Kostner e dedicato a suo padre, in ricordo del grande alpinista badioto. Il rifugio Franz Kostner venne poi donato al C.A.I. Bolzano.
| Alpenverein Sezione di Bamberg e C.A.I. Val Badia |
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Tutti gli amanti della montagna della Val Badia devono un sincero e clamoroso ringraziamento alla Sezione del Deutsch Österreichisher Alpenverein – Bamberg, per quanto la stessa ha saputo ideare e realizzare tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. La nascita dei principali rifugi della zona è opera sua: dal rifugio Puez al rifugio Boé, subito dopo il rifugio Pissadú e infine la struttura iniziale del rifugio al Vallon. Tanto lavoro meritano stima e ammirazione. Alton G.B. titolare di diverse prime salite nel Gruppo del Sella, nel 1886 fondò il primo Club Alpino nelle valli ladine; il Deutsch-Österreichischer Alpenverein Sektion Ladinien, che dipendeva dalla sezione principale di Brunico. Nell’ anno 1954 in Val Badia venne fondata anche la sezione del C.A.I. Val Badia, sezione del C.A.I. Alto Adige Bolzano. I soci fondatori furono i Sigg. Valentini Rodolfo, Pescollderungg Giuseppe, Ploner Augusto, Costa, Pietro guida alpina e ex. gestore del Rifugio Puez (C.A.I. Bolzano) e la guida alpina Sigismondi Andrea. Il primo presidente di allora fù il Signor Pescollderungg Giuseppe di Pedraces. Poi subentrò il Sig. Costa Pietro, e attualmente presiede la sezione il figlio Costa Oskar, gestore del Rifugio Puez. Al 31.12.1999 la sezione contava circa 1000 soci di cui 7 guide. I soci sono suddivisi in soci ordinari, familiari e giovani. Le attività sono varie e vanno dal tempo libero, gite escursionistiche, sci-alpinistiche, alpinismo giovanile, attivitá culturali segnalazione e sistemazione sentieri ecc. La nostra sezione possiede anche una propria scuola con istruttori diplomati per l’insegnamento ai propri soci dello scialpinismo e dell’alpinismo. La sede sociale si trova a La Villa. Nel 1959 la guida alpina di La Villa, Sigismondi Andrea istituì il primo gruppo di soccorso alpino dell’alta Val Badia. Dal 1990 il gruppo fa parte dell’Aiüt Alpin dles Dolomites, che raggruppa i gruppi di soccorso di tutta l’area dolomitica, con il pronto intervento di un elicottero-soccorso stazionato nelle stagioni invernali ed estive sull’Alpe di Siusi.
L’inizio del turismo in Val Badia si deve far risalire alla fine del 19° secolo. Il promotore fu il Professor Gian Battista Alton di Colfosco che, oltre ad essere guida alpina e alpinista di notevole valore, seppe far conoscere ai suoi tanti amici la bellezza della valle. Nacquero così le prime strutture ricettive. Merita una citazione il Signor Pescosa Pire, oste a Pecëi, a Colfosco che fu il primo a trasformare il proprio maso e osteria in albergo per meglio accogliere gli ospiti. Le fasi iniziali dello sviluppo non furono facili in quanto altre valli erano più favorite dai collegamenti, come la Val Gardena con il famoso trenino Chiusa – Plan de Gralba, e la ferrovia a Cortina, con la famosa linea Calalzo Cortina Dobbiamo; e di conseguenza le guide badiate dovevano spesso trasferirsi fuori valle, in particolare in Val Gardena, per poter lavorare, data la scarsità iniziale di clienti in loco. Solo dopo la prima Guerra Mondiale venne costituita una società di autotrasporti che collegava Brunico con Corvara, e così da quel momento iniziò il vero sviluppo turistico. Le Guerre Mondiali interruppero solo in parte l’attività alpinistica: le guide della Val Badia vestirono il grigio dei Kaiserjäger (equivalenti ai soldati alpini italiani). Reparti militari affluirono da tutta l’Austria. Sulle montagne vicine, Marmolada, Col di Lana e Lagazuoi si combatté per quasi tutta la durata della guerra e la montagna stessa, come tante altre Dolomiti, venne trasformata in una colossale fortezza piena di cambiamenti e postazioni difensive scavate nella roccia e nel ghiaccio. La Val Badia divenne seconda linea fortificata, sui crinali del Passo Valparola sono visibili ancora oggi i resti delle trincee scavate in quegli anni. Nell’anno 1934 venne costituita una società di autotrasporti che collegava Brunico a Corvara, così che l’attività alpinistica incominciò a crescere sempre di più, e turisti vogliosi di scalare le nostre cime o di respirare la nostra buona aria venivano in Val Badia.
Dopo la seconda guerra mondiale muta gradualmente il modo di concepire le scalate. Alle ripetizioni di grandi vie classiche si affrontano nuove vie di grande eleganza e difficoltà sulle pareti, si va alla ricerca di vie dirette superabili con l’ausilio di mezzi artificiali ecc. La prima grande conquista fu nel 10-12 giugno 1952: la parete SO della Cima Scotoni da parte di L. Lacedelli L. Ghedina e G. Lorenzi; via con passaggi di VI grado. In quest’occasione Lino Lacedelli si è conquistato il biglietto da visita per la spedizione italiana alla conquista del K2 nel 1954 con Achille Compagnoni. Negli anni 70 sulla Cima Scotoni vennero aperte altre vie anche più difficili e oltre il VI grado. La prima scalata della parete del Sass dla Crusc fu nel 1936 da parte di Kofler e Gabloner. La via è piuttosto friabile e con difficoltà medio alta. Il 12-15 luglio 1953 i francesi R. Gabriel e L. Livanos arrampicano per primi per la parete O del Ciaval, via con difficoltà di VI grado. Seguono poi nel 1962 la salita per il diedro sul Sass dla Crusc da parte degli austriaci S. Mayerl e M. Rohracher. La scalata più difficile e riuscita a Reinhold e Günther Messner sul Pilastro di Mezzo il 6-7 luglio 1968. Questa via viene classificata una delle più difficili nelle Dolomiti, con il passaggio chiave classificato di VIII grado, e con un passaggio di VII. Alla prima ripetizione da parte dell’austriaco Heinz Mariacher sostenne che era impossibile fare il passaggio chiave (VIII) come primo, e dovette fare una variante, sulla destra, per poter proseguire con un passaggio di VII meno. Dall’alto si calò poi per circa 4 metri e fece il famoso passaggio chiave attaccato alla corda. Oggi la maggior parte degli alpinisti sul pilastro di mezzo fanno la variante. Nell’estate del 1969 R. Messner e H. Frisch aprirono la Via del Grande Muro sempre sul Sass dla Crusc. Negli anni successivi vennero aperte diverse vie sul Sass Crusc, tutte di medio alta difficoltà. Reinhold Messner negli anni sessanta aprì anche diverse vie di media difficoltà sulla Pizza dales Nü. Inoltre vie d’arrampicata di una notevole difficoltà ci sono sulla parete Nord del Pütia e sulle pareti del Gruppo Sella che si vedono da Colfosco.
Chi ha voglia di gustare in sicurezza il piacere di un'arrampicata o più semplicemente di un escursione, se non è un “esperto” e non consce a sufficienza la zona ben fa ad affidarsi ad una guida alpina. Da alcuni anni le Guide Alpine dell’Alta Badia sono riunite in un’associazione e offrono un ampio pacchetto di attività. Il loro ufficio è a Corvara. Anche il Free Climbing fa oggi parte della gioventù badiota. I giovani arrampicatori,seguiti da guide e istruttori del C.A.I. Val Badia, si allenano in palestre di roccia che offrono passaggi fino al IX grado di difficoltà. La palestra attrezzata più conosciuta si trova sul Sass Dlacia. Non possiamo dimenticare le “vie ferrate” ossia vie attrezzate con scale, chiodi e corde fisse. Permettono salite divertenti per alpinisti e per aspiranti alpinisti con una certa esperienza e con un’adeguata attrezzatura (cordino, moschettone, casco, imbrago) che permette un’assicurazione continua alla corda fissa. Le vie ferrate più conosciute della nostra vallata sono: La via ferrata Tridentina per la Torre Exner al Rifugio Pisciadú. La via Piz da Lech, sull’omonima cima sopra il Vallon. La via ferrata Cesco Tomaselli sulla Cima Fanis. Un’altra interessante via ferrata si trova sul passo Sella, la via ferrata Meisules sul Piz Selva nel Gruppo del Sella. Da ricordare anche le bellissime vie ferrate nella zona di Cortina d’Ampezzo.
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